AMASEFFER "When the Lions Leave Their Den (Exodus Part II)" (Recensione)


Full-length, Independent
(2026)

“When The Lions Leave Their Den” è, prima ancora che il nuovo capitolo di una trilogia sull’Esodo, la manifestazione più compiuta della visione di Erez Yohanan, mastermind, compositore, produttore e motore creativo assoluto degli Amaseffer. Ed è proprio questa centralità autoriale a rendere il disco qualcosa di diverso dalla semplice ripresa di un progetto rimasto sospeso per diciotto anni. Yohanan non sembra interessato a riaprire una parentesi nostalgica, bensì a riprendere un discorso lasciato in sospeso per trasformarlo alla luce di tutto ciò che è accaduto nel frattempo. Il risultato è un album imponente, certo, ma soprattutto profondamente personale: settantadue minuti nei quali progressive metal, musica cinematica, suggestioni mediorientali e sensibilità sinfonica vengono ricondotti a un’unica idea compositiva, senza mai dare l’impressione di essere davanti a un collage di influenze.

La cosa che più colpisce è infatti la sensazione di trovarsi dentro una vera architettura sonora, più che davanti a una successione di brani. Yohanan pensa evidentemente in termini di scene, tensioni, aperture e prospettive, ma non sacrifica per questo l’identità metal dell’opera. “When The Lions Leave Their Den”, “Pathway To The Promised Land” e “Valley Of The Standing Sun and Moon”, con le loro durate importanti, non utilizzano il tempo come semplice dimostrazione di ambizione progressiva: lo trasformano in uno spazio narrativo. La musica può dilatarsi, trattenere la propria energia, cambiare prospettiva e poi tornare a colpire con maggiore efficacia. È un approccio che rivela il background di Yohanan anche come autore di colonne sonore e sound designer, ma soprattutto dimostra come quelle esperienze siano state assorbite fino a diventare parte naturale della sua scrittura. Non è metal accompagnato da una colonna sonora: è metal concepito con una mentalità cinematografica.

Il cuore del progetto rimane l’Esodo, ma sarebbe riduttivo considerare l’elemento biblico soltanto come un pretesto narrativo. Yohanan sembra utilizzarlo come un gigantesco contenitore simbolico nel quale far convivere fuga, paura, fede, violenza, perdita e trasformazione. La componente mediorientale, di conseguenza, non appare come un semplice espediente cromatico destinato a rendere “esotico” il progressive metal: è una delle fondamenta del linguaggio degli Amaseffer. Nelle atmosfere più solenni come in quelle più minacciose, emerge un senso di antichità che dà alla musica una profondità quasi tattile. “Lady Of Slaughter” introduce una dimensione più feroce e rituale, mentre “A Silvered Mist Of The Sacred Veil” sembra spostare il racconto verso una dimensione più spirituale e rarefatta. Yohanan riesce così a fare una cosa tutt’altro che semplice: trasformare un racconto conosciutissimo in un paesaggio sonoro che conserva ancora zone d’ombra.

Anche la presenza di Lukky Sparxx e Jessica Mercy assume un significato preciso all’interno di questa concezione. Le due voci non sembrano essere state inserite soltanto per offrire maggiore varietà timbrica, ma diventano parte della drammaturgia di un’opera nella quale l’umano deve continuamente confrontarsi con qualcosa di immensamente più grande. Il contrasto vocale amplia la tavolozza emotiva e permette alla musica di Yohanan di evitare quella certa uniformità che talvolta affligge le produzioni cinematiche e sinfoniche più monumentali. Il compositore lascia spazio alla melodia senza permetterle di addomesticare la componente più oscura del disco. È una convivenza particolarmente riuscita: la grandiosità non cancella l’intimità, così come l’orchestrazione non soffoca il riffing. E proprio qui si percepisce quanto il disco sia frutto di una visione autoriale coerente: ogni elemento sembra subordinato alla storia che Yohanan vuole raccontare, non al semplice desiderio di impressionare.

C’è poi un aspetto quasi inevitabilmente affascinante nel rapporto fra il contenuto del disco e la storia degli stessi Amaseffer. Un’opera dedicata a un popolo che lascia alle proprie spalle una condizione esistenziale per affrontare un territorio sconosciuto arriva da un progetto che, a sua volta, ha attraversato un lunghissimo periodo di silenzio prima di ritrovare una direzione. Naturalmente sarebbe facile cadere nella tentazione di leggere tutto questo come una coincidenza simbolica, ma ascoltando il disco è difficile non avvertire un’idea di ritorno, di movimento finalmente ripreso. “Wooden Staff Part II” sembra quasi suggerire che nella musica di Yohanan la memoria non sia qualcosa di statico: un tema può tornare, ma quando ritorna ha già attraversato un’altra esperienza. È probabilmente questo il senso più profondo del nuovo Amaseffer: non la semplice continuazione di ciò che era stato interrotto, ma la trasformazione di quel passato in una nuova grammatica compositiva.

Alla fine, “When The Lions Leave Their Den” è un disco che va affrontato nella sua interezza, perché la sua vera forza emerge dalla continuità del viaggio più che dal singolo episodio. Erez Yohanan firma una composizione ambiziosa, stratificata e soprattutto riconoscibile, nella quale progressive metal, cinema, world music e dimensione teatrale non competono per conquistare il primo piano, ma convivono all’interno di una stessa visione. Non è un album perfetto perché, proprio in virtù della sua natura monumentale, talvolta sembra più interessato alla costruzione dell’immagine complessiva che alla gratificazione immediata; ma è esattamente questa scelta a renderlo interessante. Yohanan non ha scritto un disco da consumare: ha costruito un luogo nel quale entrare. E dopo diciotto anni di silenzio, forse è questa la vera sorpresa degli Amaseffer: non sono tornati per ricordarci chi erano, ma per dimostrare quanto lontano poteva portarli la visione del loro mastermind. 

Recensore: Luca "Hobbit" Raponi
Voto: 8,5/10

Tracklist:
1. When the Lions Leave Their Den 
2. A Flame Unbidden
3. Stardust Harvesters 
4. Cloud of Smoke 
5. Lady of Slaughter 
6. Pathway to the Promised Land 
7. Miriam 
8. Valley of the Standing Sun and Moon
9. Wooden Staff Part II 
10. Foothills of Mount Sinai

Line-up:
Erez Yohanan Drums, Percussion, Bass, Narration
Yuval Kramer Guitars, Bass
Hanan Avramovich - Guitars

Links:
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