Intervista: ENEMYNSIDE
Dopo "Chaos Machine", gli Enemynside tornano con "In The Shadows Of Unrest", un nuovo EP che amplia il repertorio della band attraverso tre brani caratterizzati da un approccio più groove, senza però rinunciare alle radici thrash che da sempre contraddistinguono il gruppo. Una scelta nata anche dall’esigenza di proporre una maggiore varietà in sede live e di mantenere una presenza più costante sul fronte delle pubblicazioni. Abbiamo parlato con Matt della genesi del nuovo lavoro, delle scelte musicali alla base dell’EP, dell’ingresso e della successiva uscita di Andrea Matalon e del futuro degli Enemynside, tra nuovi brani già in lavorazione e la volontà di continuare a portare avanti il proprio modo di intendere il thrash metal.
1. "In The Shadows Of Unrest" arriva dopo "Chaos Machine". Cosa è cambiato maggiormente negli Enemynside durante questi anni?
MATT: In realtà , "In The Shadows Of Unrest" lo consideriamo come un EP più che come il seguito di un album quale era "Chaos Machine". Con questo EP abbiamo aggiunto al repertorio quello che ci serviva, e cioè una manciata di pezzi solidi e non per forza sparati a mille, come spesso ci piace fare. Inserendo questi pezzi dell’EP nelle nostre scalette dal vivo abbiamo ottenuto una setlist più varia, che ci ha permesso di rendere la proposta più interessante e dinamica in sede live.
2. Avete scelto di pubblicare un EP invece di un nuovo full-length. Perché avete preferito questa formula?
MATT: È una formula che ci ha permesso di essere più presenti a livello di uscite perché, per realizzare un album completo di 10 pezzi, serve tempo; invece così abbiamo avuto la possibilità di rimanere costanti nelle pubblicazioni, evitando i classici silenzi di 3 o 4 anni fra un album e l’altro, come successo in passato.
3. Il nuovo lavoro presenta anche Andrea Matalon alla seconda chitarra. Quanto ha influito il suo ingresso sul sound della band?
MATT: L’entrata nella band di Andrea è sicuramente stata positiva perché ha portato un bagaglio tecnico notevole al servizio dei pezzi. Purtroppo è qualcosa che già appartiene al passato perché, a causa di impegni vari, recentemente si è trovato costretto a lasciare la band. Quindi ora ci stiamo riorganizzando, cercando un sostituto che ci permetta di riprendere l’attività a pieno regime.
4. La title track "In The Shadows Of Unrest" trasmette una forte sensazione di tensione e inquietudine. Da dove nasce il brano?
MATT: Musicalmente volevamo tradurre queste sensazioni in qualcosa di fisico, attraverso riff serrati, un groove minaccioso e un’interpretazione vocale tagliente. La tensione non è soltanto un’atmosfera, ma diventa una forma di ribellione interiore. Il titolo richiama proprio questa inquietudine che si muove nell’ombra, sia a livello personale sia nella società in cui viviamo. L’obiettivo era trasformare questo disagio in un brano thrash diretto, aggressivo e viscerale, mantenendo le nostre radici ma con un approccio sonoro più moderno.
5. "Concrete Jungle" punta maggiormente sul groove e sulla pesantezza. Quanto è importante oggi questo elemento nel vostro sound?
MATT: È l’elemento che volevamo aggiungere proprio per dare più varietà alla scaletta live. Abbiamo una marea di pezzi pieni di skank-beat (tu-pa-tu-pa, per intenderci) nei nostri dischi e dal vivo il rischio potrebbe essere quello di risultare ripetitivi. Fare un album intero impostato sul groove non ci interessava e così abbiamo confezionato questi 3 pezzi in un EP isolato.
6. "Carnal Betrayal" è probabilmente uno dei momenti più aggressivi dell’EP. È anche il brano che meglio rappresenta gli Enemynside attuali?
MATT: Assolutamente no, rispecchia in pieno quello che volevamo ottenere dall’EP ed è sicuramente rappresentativo di un lato del nostro sound, ma gli Enemy sono e continueranno ad essere una band che ama suonare thrash veloce.
7. La breve "Desolation" chiude il lavoro in modo più oscuro e riflessivo. Perché avete scelto proprio questo tipo di conclusione?
MATT: Perché ci piace inserire momenti più introspettivi e atmosferici alla fine di una nostra release, per far rifiatare l’ascoltatore. Così è stato per "Devoured" alla fine di "Chaos Machine" e ora "Desolation" sul nuovo EP.
8. Rispetto a "Chaos Machine", quali elementi avete voluto mantenere e quali invece avete deciso di modificare?
MATT: Come dicevo anche prima, ci siamo focalizzati sull’elemento più groove, accantonando momentaneamente i pezzi più speed, ma è una scelta limitata a questo EP.
9. Dopo tanti anni di attività , cosa significa ancora per voi suonare thrash metal in Italia?
MATT: Una battaglia persa. Continua ad essere un genere per una ristretta cerchia di persone, dove spesso, per alcuni gruppi, sono più importanti i cliché rispetto alle idee. Si è creata così una nicchia dove, se hai i jeans elasticizzati, le scarpe alte e le magliettine tagliate, sei un vero thrasher e puoi rientrare nella nicchia retro-thrash, altrimenti niente. Ma il thrash non è solo quello old school, lo si può (ri)proporre anche senza per forza fare il verso ai classici che l’hanno creato. Noi ce ne sbattiamo e lo abbiamo sempre suonato al di là del vestito, “impacchettandolo” a modo nostro, ma i generi che in Italia hanno tirato e tirano di più sono sempre stati altri.
10. "In The Shadows Of Unrest" è un’anticipazione di un nuovo album oppure dovremo aspettare ancora per conoscere il prossimo capitolo degli Enemynside?
MATT: Stavamo lavorando al nuovo disco proprio in questo ultimo periodo, ma l’abbandono da parte di Matalon ci ha costretti a interrompere questo processo e a focalizzarci sulla ricerca del suo sostituto. Abbiamo comunque un nutrito quantitativo di pezzi che, al contrario dell’EP, evidenziano il nostro lato più “estremo”. Non vediamo l’ora di completarli e registrarli.
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