Intervista: DARKHOLD
I Darkhold tornano con Centuries of Purgatory, un concept album che prosegue il percorso intrapreso dalla band attraverso l’immaginario dantesco, esplorando questa volta i sette Vizi Capitali e le zone più oscure dell’animo umano. Un viaggio tra musica estrema, introspezione e una realtà tutt’altro che astratta, raccontato attraverso nove tracce che mettono al centro il rapporto tra peccato, vizio e natura umana. Abbiamo parlato con Claudio della genesi del disco, delle sue tematiche e della direzione futura dei Darkhold.
1. Il titolo "Centuries of Purgatory" suggerisce un viaggio lungo e complesso. Qual è la storia che avete voluto raccontare attraverso questo album?
Claudio: In questo album, rispettando la costruzione dantesca del Purgatorio, vengono vissuti in 9 tracce i 7 Vizi Capitali, il vero cuore di tutta l’opera, protetti da un Antipurgatorio iniziale e da un Paradiso Terrestre finale, e il tutto è vissuto come un nuovo viaggio nei meandri più oscuri ma terribilmente tangibili della perversione e dell’animo dell’umanità . Un’umanità familiare: quella del vicino di casa, dell’amico, del parente stretto; quella che si può toccare, vivere, respirare, subire; quella per cui può cambiare tutto, nel bene e nel male, e che a sua volta ti cambia dentro, nel profondo; quella che non ti lascia scampo, perché ne sei schifato ma anche attratto, senza possibilità alcuna di sottrarti a essa. C’è una inesorabilità di fondo che è disarmante, una dipendenza incontrovertibile, una impossibilità di disintossicazione talmente palese che pare di stare con le gambe bloccate nel fango fino alle ginocchia: una situazione talmente critica dalla quale, per liberarsi, si è inevitabilmente obbligati a lasciare indietro per sempre qualcosa di sé stessi, pagando un prezzo inimmaginabile.
2. Quanto è importante per voi creare un legame tra musica, testi e immaginario visivo?
Claudio: Partendo dal fatto che i Darkhold sono una concept band e che ogni nostro lavoro è un concept album, direi che il legame tra musica, parole ed effetto visivo (chiudendo gli occhi o guardando attentamente nello specifico il dettagliato comparto grafico del nostro ultimo lavoro) è alla base di tutto, e indurre l’ascoltatore medio verso questo traguardo sarebbe il nostro più grande successo, perché lo immergerebbe appieno nel concetto di Peccato come Totalità . Se ti soffermi e guardi attentamente, vedi che questo concetto è già lì che ti aspetta: lo respiri nell’aria, in casa e fuori, lo vedi in TV o dal vivo, lo ascolti in radio o nei podcast, lo percepisci pesantemente negli occhi di chi ti circonda, persone di ogni tipo di estrazione sociale e/o culturale, al lavoro, in posta, al ristorante, al cinema, ai concerti, in vacanza, in un tribunale o in una prigione, in un parlamento o in un luogo di culto di qualunque tipo di religione; tutto insieme, Vizio e Paura, in un balletto estenuante, una commedia dell’arte, un gioco delle parti dove perdono tutti allo stesso modo, anche se la percezione può sembrare diversa: c’è chi perde beni materiali e chi spirituali, chi la reputazione e chi l’anima, chi subito e chi a rate, chi muore prima e chi dopo, ma il finale è sempre lo stesso, ed è tutto tangibile, a portata di mano per noi che componiamo musica e parole, che altro non sono che la trasposizione uditiva di queste situazioni inesorabilmente intense.
3. Nei vostri brani emerge spesso una componente oscura. Da dove nasce questa esigenza espressiva?
Claudio: Centuries Of Purgatory rappresenta la naturale evoluzione della band, delle persone che la compongono e della musica che creano, con lo scorrere della vita quotidiana, vero perno di tutto l’album. Se Tales From Hell definiva l’Ucronia di un passato fantastico immerso in una visione infernale dell’esistenza, questo nuovo album è letteralmente radicato nell’Agonia di un presente asfissiante e malato: i Peccati non sono più attribuibili a possibili scelte sbagliate a seconda di strade diverse intraprese, ma sono paurosamente ancorati a decisioni volute, giornalmente perpetrate perché contemporaneamente schiave e dominatrici del relativo Peccato, che non a caso in Purgatorio viene chiamato e ben definito come Vizio. Un Vizio è chiaramente di base un Peccato, ma è ancora più subdolo perché è ragionato, voluto, temuto, desiderato; un “Odi Et Amo” dal quale non ci si riesce a liberare. A livello personale, negli ultimi anni siamo cambiati, abbiamo affrontato la quotidianità delle nostre vite, con i loro problemi e le loro sfide, abbiamo visto fare la stessa cosa al mondo che ci circonda, e quindi oggi come non mai il Purgatorio e i suoi Vizi strisciano indisturbati sulla Terra senza freno alcuno; tutto ciò è decisamente marcato sia nei testi sia nella musica di Centuries Of Purgatory, nel quale contemporaneamente si possono trovare energia e disperazione, volontà e arrendevolezza, tutto comunque subordinato a una enorme Paura di base.
4. Pensate che il metal estremo abbia ancora oggi la capacità di raccontare paure, conflitti e inquietudini della società moderna?
Claudio: Partiamo dal presupposto cardine che prima di tutto ci deve essere la necessità viscerale di raccontare paure, conflitti e inquietudini della società moderna, ma ancor di più del proprio percorso personale sopra quella montagna russa chiamata vita. Dalla necessità si passa alla capacità , e qui si apre un mondo perché, dal mio punto di vista, ogni essere vivente sulla Terra, anche quello più chiuso e introverso, ha il proprio modo di relazionarsi col prossimo nel mondo ed esprimere culturalmente e artisticamente sé stesso, ma per poterlo fare devono essergli concessi tempi e spazi per poterlo fare: nell’antichità esistevano le agorà , piazze pubbliche dove da mattina a sera si discuteva di tanti temi e a volte venivano prese anche decisioni importanti che “disturbavano” la quiete ma evolvevano il pensiero collettivo fino a radicarsi nello spazio e nel tempo della storia umana. Oggi è tristemente tutto più complicato, troppa importanza data a cose futili e all’apparenza sull’essenza, ma l’assenza cerebrale è a tratti sfacciata e clamorosamente palese, dando ovviamente l’impronta di questi tristi tempi moderni; la capacità è dentro di noi e deve essere in un totale connubio con la necessità , altrimenti resta solo il vuoto...
5. Quali emozioni volevate trasmettere attraverso le composizioni di "Centuries of Purgatory"?
Claudio: I 7 Vizi Capitali, che per la precisione sono Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria, sono qui sviscerati in modo rigoroso e rispettoso della visione cronologica dantesca, ma sono pennellati su persone reali, di mia precisa conoscenza, e sono tasselli di una escalation peccaminosa senza eguali, proprio perché vera e tangibile, quindi ancora più spaventosa di una “favola infernale” della buonanotte che ti lascia una morale e una speranza; in Centuries Of Purgatory non c’è speranza e soprattutto non ci sono né morale né etica, c’è solamente, si fa per dire, la malsana consapevolezza dei propri Peccati e della propria umana disumanità al servizio del Peccato puro. La realtà ci offre su un piatto d’argento, sotto ogni più disparata forma, strisce bianche già tagliate di tonante arroganza, viscerale invidia, incontrollabile ira, disarmante pigrizia, avida avarizia, onnivora fame e incatenante piacere carnale; un vortice di estremismi che ti risucchia sempre più giù, sempre più solo, senza nulla a cui aggrapparsi per riprendere fiato, e qui i miracoli non esistono… Quindi l’uomo stesso, o meglio noi stessi, qui al centro di tutta la narrazione, è giudice e carnefice di sé stesso, e quando si entra in questo loop diventa difficile riuscire a evadere e a sottrarsi a una esistenza “mostruosa”, perché in verità vista come normale da chi la vive in prima persona.
6. Il vostro sound alterna momenti aggressivi ad altri più atmosferici. Come nasce questa dinamica?
Claudio: Le modalità di nascita e sviluppo di questi momenti differenti sono molto naturali e soprattutto istintive, nella maggioranza dei casi, a maggior ragione poi per il progetto Darkhold come concept: diventa quindi basilare la definizione funzionale di uno o più riff, di chitarra o basso, di un pattern di batteria o di una linea vocale in relazione all'espressività e all'importanza tematica richiesta al brano nel suo "scheletro strutturale"; diciamo che, per esempio, usare un riff lento e cadenzato, con magari un cantato melodico, per definire un Vizio Capitale come l'Ira, difficilmente potrebbe centrare il bersaglio se comparato con un riffing veloce e massiccio e un cantato aggressivo, proprio perché determinati tempi e modi si mettono direttamente al servizio del tema trattato, almeno secondo la nostra idea personale… Le idee per Centuries Of Purgatory in verità erano chiare sin da prima della costruzione musicale dell'album, perché definite dalla linea tematica basata sui Vizi Capitali all'interno delle Cerchie Purgatoriali dantesche; da qui si è partiti con strutture ritmiche che potessero rispecchiare il "mood" di ogni brano in relazione alla tematica stabilita, e quasi in contemporanea, ma come parte terminale, la scrittura delle liriche; infine si sono perfezionati gli arrangiamenti e i pattern di ogni strumento, con una pre-produzione per singolo strumento che di volta in volta, associata nell'ascolto agli altri strumenti, ha definito la visione finale delle composizioni stesse. La definizione della tracklist era già nota prima di iniziare la costruzione musicale, quindi 9 brani che includessero l'Antipurgatorio, i 7 Vizi Capitali e per ultimo l'ingresso al Paradiso Terrestre; per giungere però alla composizione finale di ogni brano i riff creati, e scartati, sono stati tanti per molteplici ragioni, ma comunque funzionali fino all'osso alla composizione migliore di ogni singolo brano; molte idee sono ovviamente rimaste nel cassetto per i progetti compositivi futuri, ma non è detto che vedranno per forza la luce perché bisognerà vedere quanto potranno essere adatte alle tematiche che svilupperemo per i prossimi album...
7. Quanto è importante per voi che un album venga ascoltato più volte per essere completamente assimilato?
Claudio: Se devo parlare di album che ascolto io, allora la risposta è tantissimo, perché a ogni ascolto si percepiscono sfumature diverse, passaggi e tecnicismi particolari che dopo pochi ascolti, a volte anche superficiali e rapidi, o non vengono percepiti o vengono erroneamente etichettati come banali, noiosi, usati e abusati, quando invece, se ascoltati attentamente, con il giusto tempo e il giusto modo, ti fanno percepire proprio quella necessità e quella capacità di trasmettere un messaggio di cui parlavamo qualche domanda fa. Se invece parli dei nostri album attuali, sempre dal mio punto di vista, ti posso dire che io posso solo avere la speranza che un ascoltatore medio si sieda, si metta le cuffie, legga i testi dei brani e li capisca davvero, che si immerga nell’esperienza sonora che gli viene proposta, che viva il viaggio, e una volta tolte le cuffie esprima un pensiero critico e creativo di tutto quello che ha provato dentro di sé in quel viaggio; credimi che al giorno d’oggi sarebbe un successo stratosferico, perché darebbe l’opportunità a una band e al suo prodotto di essere ascoltati davvero e di essere vissuti al 100% a livello artistico.
8. Quale elemento di "Centuries of Purgatory" pensate possa sorprendere maggiormente chi vi conosce già ?
Claudio: Personalmente spero tutto, perché su questo disco abbiamo davvero lavorato tanto a livello sonoro, a livello tecnico, a livello grafico, abbiamo alzato la nostra asticella personale e collettiva e ne siamo assolutamente fieri e soddisfatti, ma ovviamente mai totalmente appagati (e quando mai un artista lo è alla fine?); non vogliamo che l’ascoltatore si annoi, piuttosto vogliamo che dopo aver camminato con noi nell’Inferno di Tales From Hell guardando da spettatore i Peccati di altri, si appresti a vivere in solitaria i Peccati del Purgatorio di Centuries Of Purgatory, perché solo nella più personale introspezione potrà capirli al meglio, e decidere se temerli o abbracciarli nello specifico della propria quotidianità . Questa sarebbe per me la maggior soddisfazione e l’obiettivo centrato del nostro nuovo album…
9. Dopo la pubblicazione del disco, qual è stata la risposta che vi ha colpito maggiormente da parte degli ascoltatori?
Claudio: Abbiamo potuto finora esibirci in contesti davvero fighi e ognuno di essi ha avuto un significato particolarmente profondo per diversi fattori: la voglia di riscatto, il desiderio di far ascoltare al pubblico una nuova parte di noi, la felicità nel vedere questo stesso pubblico scapocciare senza tregua, pogare ferocemente, girare vorticosamente in notevoli circle pit e sfogarsi senza risparmiarsi in numerosi wall of death davvero esagerati; sia chiara una cosa, però: che noi si sia su un palco di grosse dimensioni o in un piccolo club, è e sarà sempre e soltanto il pubblico e la sua reazione quello che farà la differenza tra l’aver creato tutti insieme una bella serata o l’aver semplicemente tutti timbrato il cartellino per dire banalmente “io c’ero!”, al quale noi preferiamo decisamente un “io sono!” o “io vivo!”. Oltre a tutte le esperienze rituali consumate con estremo piacere e orgoglio negli ultimi tre anni, abbiamo recentemente potuto suonare tutto il nuovo album sul palco della Cripta di Cusano Milanino sabato 11 luglio, in occasione del release party e in compagnia di amici quali Vide, Rawfoil e Terbiocide, e davvero solo in quel momento, e con la risposta che abbiamo avuto, abbiamo realizzato di aver fatto un bel centro a livello emotivo; abbiamo poi replicato in scala ridotta sul palco delle edizioni appena passate di Luppolo In Rock a Cremona e Rock And Bol a Bolotana, in Sardegna, dove abbiamo detonato tutta la potenza sonora e fisica dei nuovi brani e abbiamo messo a dura prova anche chi ha partecipato con noi a tutto ciò: tutti col sorriso ben stampato in faccia, stanchi ma felici, spossati ma al contempo energizzati da una sensazione bellissima, e dopo la pausa estiva non vediamo l’ora di tornare a calcare i palchi per donare e avere indietro energia e sorrisi, questa è l’unica cosa che davvero conta...
10. Quale capitolo della storia Darkhold immaginate possa arrivare dopo "Centuries of Purgatory"?
Claudio: Per ora siamo molto concentrati sulla nostra recentissima nuova uscita discografica e la sua promozione social e live, con interviste scritte e/o video e ovviamente concerti ovunque, si spera, perché la dimensione dal vivo ci permette di far vivere al pubblico il messaggio che ogni nostra canzone vuole trasmettere; non so quando inizieremo il processo per il prossimo album, è decisamente impensabile stabilirlo adesso e anche decisamente prematuro, nonostante ci siano già da tempo molte idee e una linea sia stata tracciata in tempi lontani, ma, come dicevo prima, l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo, così come le idee costruttive, così come vorremmo che il miglior progetto fosse vedere più gente possibile nelle sale concerti per riscoprire l’importanza dell’interscambio reciproco tra artista e ascoltatore, magari le parti si potrebbero tranquillamente invertire e far nascere di conseguenza nuove idee e nuovi stimoli artistici… imprevedibilità ...Come detto prima, il progetto Darkhold, in quanto concept che crea concept, è partito dall’Inferno e sta transitando in Purgatorio, per arrivare ovviamente al Paradiso, quell’obiettivo tanto agognato da tutti anche se in verità nessuno se lo merita davvero: nella nostra visione sarà proprio il frutto delle azioni della nostra vita purgatoriale sulla Terra a generare ciò che la “luce” in fondo al tunnel vorrebbe essere ma che in verità sarà ben diversa da ogni tipo di aspettativa creatasi precedentemente, esulando completamente dall’immaginario collettivo ma piuttosto basandosi su una visione destabilizzante di ogni realtà . Credo sia meglio fermarsi qui per evitare qualunque tipo di più che prematuro spoiler, senza però dimenticare che questi costrutti sono prettamente umani e, in verità , nello spazio e nel tempo, c’è ben oltre: perché il Peccato non ha padrone né creatore, se non sé stesso, non conosce confini o giurisdizioni emotive e fisiche, non ha pietà e non ha obiettivi reali, non avrà fine e non se ne trova il principio, trascende regole e leggi universali ma vuole solo una cosa: essere vissuto, respirato e divulgato; il Peccato vuole tutto, e lo avrà …
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