Intervista: BURNING BLACK


A dieci anni dall'ultimo album, i Burning Black tornano con Resilience Of A Broken Heart, un lavoro che segna un nuovo capitolo nella storia della band. Tra sonorità heavy metal dal forte impatto, una produzione curata nei minimi dettagli e una scrittura che punta a rafforzare l'identità del gruppo, il quartetto racconta la lunga gestazione del disco, il proprio approccio compositivo e la visione che continua a guidarne il percorso artistico.

1. Resilience Of A Broken Heart arriva dopo diversi anni di attività e tre album pubblicati. Sentite che questo disco rappresenti il momento in cui i Burning Black hanno raggiunto la piena maturità artistica?
Resilience Of A Broken Heart arriva a dieci anni dal precedente album, un periodo nel quale avremmo potuto e dovuto pubblicare almeno altri tre dischi. Purtroppo, però, la buona sorte non è stata dalla nostra parte. Dire che questo sia il disco della nostra maturità artistica non credo sia corretto: rappresenta semplicemente un preciso momento del percorso dei Burning Black. Nulla ci vieta, in futuro, di cambiare prospettiva, fissare nuovi obiettivi e realizzare album molto diversi. Per questo motivo il concetto stesso di "maturità artistica" è relativo e va sempre contestualizzato.

2. Il vostro nuovo lavoro sembra più diretto e compatto rispetto al passato. È stata una scelta consapevole quella di privilegiare la forza della canzone rispetto alla complessità degli arrangiamenti?
In realtà la nostra percezione è quasi opposta: è probabilmente il disco più complesso che abbiamo mai realizzato. La sezione ritmica è meno scontata, il lavoro sulle chitarre è molto più articolato e anche le linee vocali sono decisamente più elaborate. Da questo punto di vista, non ha davvero nulla a che vedere con i nostri lavori precedenti.

3. L'inizio dell'album con Your Skin Is Fire, Resilience Of A Broken Heart e Last Band On The Earth è particolarmente efficace. Avevate pensato fin dall'inizio a un'apertura così incisiva?
Tutti i brani che compongono Resilience Of A Broken Heart hanno una loro forza. Avremmo potuto aprire anche con The Price To Pay per ottenere un impatto ancora più aggressivo, ma siamo convinti che la sequenza Your Skin Is Fire, Resilience Of A Broken Heart e Last Band On The Earth sia stata la scelta migliore, perché rappresenta perfettamente lo spirito dell'album.

4. La voce di Dan Ainlay rimane uno degli elementi più distintivi dei Burning Black. Quanto nasce il rapporto tra la sua interpretazione vocale e la costruzione dei vostri riff?
Dan Ainlay, oltre a essere il principale compositore della band, è anche il produttore di Resilience Of A Broken Heart e lo sarà anche dei prossimi dischi. La scrittura dei riff, delle linee vocali, dei testi e persino la ricerca del sound nasce per circa il 90% dalla sua visione artistica.


5. Nel disco convivono influenze Judas Priest, Queensrÿche, Iron Maiden e power metal europeo. Come riuscite a mantenere queste radici senza cadere nel semplice tributo nostalgico?
Siamo cinque musicisti con gusti anche molto diversi e cerchiamo sempre di mettere le nostre idee al servizio della band e della buona musica. Non sentiamo il bisogno di inseguire le mode del momento, anche perché sarebbe un compromesso che non ci rappresenterebbe e non renderebbe giustizia alla nostra identità.

6. Rise From The Ashes Of The Defeated è il brano più lungo e ambizioso dell'album. Come è nata l'idea di realizzare una composizione così articolata e cosa rappresenta per la band?
Durante il songwriting volevamo realizzare un brano lungo, caratterizzato da atmosfere e momenti molto diversi tra loro. Avevamo una canzone dalla struttura più tradizionale che si prestava perfettamente a questo sviluppo e abbiamo deciso di spingerla oltre. Crediamo di aver raggiunto l'obiettivo, dimostrando che sappiamo andare ben oltre ciò che molti si aspettano dai Burning Black, magari giudicandoci soltanto dalle foto sui poster affissi nelle grandi città.

7. In The Price To Pay e War Forever emerge un lato più aggressivo e potente del vostro sound. Pensate che questa direzione possa essere ulteriormente sviluppata in futuro?
The Price To Pay è sicuramente un brano molto cattivo, mentre War Forever non è poi così aggressivo: anzi, è costruito attorno a un ritornello decisamente melodico. Sono quasi due canzoni agli antipodi.
Non abbiamo una direzione prestabilita: scriviamo quello che ci viene in maniera naturale, cercando sempre di mantenere un approccio tipicamente "burningblackiano".

8. Il lavoro ai Finnvox Studios ha contribuito a definire il suono finale di Resilience Of A Broken Heart. Quanto è importante oggi per voi il ruolo della produzione nella costruzione dell'identità della band?
Mika Jussila si è occupato del mastering, mentre l'intera produzione è stata curata direttamente da Dan Ainlay (alias Massimo De Nardi), che continua a lavorare con un approccio decisamente old school, mixando ancora OTB nel suo studio. Il disco è stato ultimato ad agosto e quel mixer analogico a 64 canali sprigionava un calore infernale: per fare gli ultimi ritocchi eravamo praticamente in mutande. Anche i convertitori AD/DA erano letteralmente incandescenti. Evviva la vecchia scuola, quella che ci permette di avere un sound personale e non un semplice copia e incolla di campioni, preset, template e IR che si possono ascoltare in centinaia di dischi tutti uguali.

9. Dopo quattro album, quali sono gli elementi che secondo voi rendono riconoscibili i Burning Black rispetto alle altre realtà che si muovono nell'ambito dell'heavy metal tradizionale?
La voce, innanzitutto: è la stessa dal 2004 ed è diventata uno dei tratti distintivi dei Burning Black. Poi c'è la nostra identità artistica: non abbiamo mai inseguito le mode del momento e abbiamo sempre preferito restare fedeli alla musica che ci rappresenta. Se questo qualcuno lo definisce arroganza, allora sì, è un'arroganza di cui andiamo fieri.

10. Resilience Of A Broken Heart sembra un disco nato anche pensando alla dimensione live. Quali brani pensate rappresentino meglio la vostra energia sul palco?
Abbiamo ormai quattro album da cui attingere e molti brani del passato funzionano ancora alla grande dal vivo, come Purgatory Child, Secrets To Hide e Love Me. A questi oggi si aggiungono Resilience Of A Broken Heart, Your Skin Is Fire, Last Band On The Earth, War Forever e Raccoon City Boy, che sul palco stanno dimostrando tutta la loro forza.


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