INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)


Full-length, Nadir Music
(2026)

Undici album sono un traguardo che pochi possono permettersi di esibire senza rischiare di vivere di rendita. Gli Infection Code, invece, continuano a ragionare come una band affamata, incurante delle regole di mercato e delle mode che attraversano il metal estremo. Dalla fine degli anni Novanta il gruppo piemontese ha costruito un'identità che rifiuta qualsiasi recinto stilistico: death metal, thrash, industrial, hardcore e groove si fondono in una massa sonora compatta, tossica e imprevedibile. "De Reptilium Arcanis" rappresenta l'ennesima mutazione di un organismo che continua a cambiare pelle senza perdere il proprio istinto predatorio.

Le sei tracce del disco scorrono come le tappe di un unico viaggio in un universo dominato da simbolismi esoterici, figure rettiliane e scenari apocalittici. Non c'è la ricerca del singolo d'effetto o del ritornello da ricordare al primo ascolto; qui tutto ruota attorno all'atmosfera, alla tensione e alla capacità di costruire un racconto sonoro che cresce minuto dopo minuto. L'iniziale "Pater Serpentium" è poco più di un portale spalancato sull'abisso. Bastano pochi istanti per ritrovarsi investiti da riff pesantissimi e da una sezione ritmica che picchia con precisione chirurgica. La band entra subito nel vivo senza concedere introduzioni o compromessi, lasciando che siano il groove e la violenza controllata a dettare le regole del gioco. Con "Mater Vermium" il quadro si fa ancora più articolato. Le chitarre alternano bordate massicce a soluzioni più ricercate, mentre la struttura cambia direzione con naturalezza, evitando qualsiasi prevedibilità. È qui che emerge uno dei punti di forza degli Infection Code: la capacità di rendere dinamica una musica estrema senza perdere peso specifico. Ogni cambio di tempo, ogni pausa e ogni ripartenza sembrano avere un ruolo preciso nella costruzione della tensione.

Il cuore dell'opera è probabilmente "False Messiah Squad", il brano più ambizioso e stratificato del lotto. Le influenze industrial si intrecciano con un death metal granitico e con improvvise accelerazioni di matrice thrash, creando un continuo senso di instabilità. Non è un pezzo che si lascia assimilare al primo ascolto; richiede attenzione, perché sotto la superficie si nasconde un lavoro compositivo notevole, fatto di dettagli che emergono progressivamente. Ancora più inquietante è "Fermi Paradox - Beyond the Nameless Mist", dove il lato atmosferico della band prende il sopravvento senza sacrificare l'impatto. Le chitarre costruiscono paesaggi freddi e alienanti, mentre la componente industrial diventa parte integrante del linguaggio anziché semplice ornamento. L'effetto è quasi cinematografico: si ha la sensazione di attraversare una metropoli in rovina, immersa in una nebbia tossica dalla quale non esiste via d'uscita. Con "World Eating Queen" gli Infection Code mostrano il loro volto più diretto. Il groove domina la composizione, ma dietro un'apparente immediatezza si nasconde una quantità sorprendente di sfumature. I riff si imprimono nella memoria senza rinunciare alla complessità, dimostrando come la band abbia ormai raggiunto un equilibrio raro tra impatto e ricerca.

La conclusione è affidata a "King Among Insects", il brano più lungo e probabilmente quello che riassume meglio l'intera filosofia del disco. Oltre sei minuti di continui cambi di atmosfera, rallentamenti opprimenti, improvvise accelerazioni e aperture che mantengono costante la tensione fino all'ultimo accordo. È un finale che lascia il disco sospeso, senza una vera chiusura, come se il rituale fosse destinato a proseguire oltre il silenzio. Dal punto di vista strumentale la band convince senza bisogno di virtuosismi esibiti come trofei. Il ritorno di Massimo "Macha" Accornero alla chitarra porta in dote un riffing ricco di personalità, fatto di incastri mai banali e di un gusto particolare nel bilanciare brutalità e costruzione melodica. Ogni riff ha un peso preciso e contribuisce a dare identità ai brani, evitando quella sensazione di omologazione che spesso affligge il metal estremo contemporaneo. Andrea Rasore offre una prova di grande sostanza. Il suo basso non resta confinato nelle retrovie, ma accompagna le chitarre con linee robuste che irrobustiscono ulteriormente il muro sonoro e, in diversi passaggi, regalano profondità all'intero impianto armonico. Dietro le pelli, Riky Porzio si conferma un batterista di grande affidabilità. Il suo drumming alterna potenza, precisione e fantasia senza mai perdere di vista il brano. Blast beat, groove, continui cambi di accento e fill sempre funzionali rendono la sua prestazione una delle colonne portanti dell'intero lavoro.

Gabriele Oltracqua interpreta ogni brano con una presenza vocale convincente. Il suo growl è profondo, abrasivo e perfettamente inserito nel tessuto sonoro della band. Non cerca effetti teatrali o forzature; preferisce lavorare sull'intensità e sull'espressività, contribuendo a rafforzare quell'atmosfera opprimente che caratterizza tutto il disco. Anche la produzione merita una menzione particolare. Il suono è potente ma non artificiale, definito senza risultare sterile. Ogni strumento trova il proprio spazio, permettendo di cogliere le numerose sfumature dell'arrangiamento senza sacrificare l'impatto complessivo. È un equilibrio difficile da raggiungere quando si lavora con una materia sonora così densa, ma in "De Reptilium Arcanis" funziona alla perfezione. Gli Infection Code non cercano scorciatoie e non inseguono la modernità a tutti i costi. Continuano a costruire la propria musica seguendo un percorso personale, dove ogni influenza viene assimilata e trasformata in qualcosa di riconoscibile. "De Reptilium Arcanis" è un lavoro oscuro, compatto e stratificato, che pretende ascolti ripetuti per essere assimilato fino in fondo. Non concede nulla alla superficialità, ma ripaga chi decide di entrarci dentro con un'esperienza intensa e disturbante. Dopo undici album la fame è ancora quella degli esordi, ma oggi è sostenuta da una maturità compositiva che rende gli Infection Code una delle realtà più solide e credibili dell'underground estremo italiano.

Recensore: Marco Landi
Voto: 8/10

Tracklist:
1. Pater Serpentium
2. Mater Vermium
3. False Messiah Squad
4. Fermi Paradox – The Nameless Mist
5. World Eating Queen
6. King Among Insects

Line-up:
Riky Porzio - Drums
Massimo Accornero - Guitars
Gabriele Oltracqua - Vocals
Andrea Rasore - Bass

Links:
Bandcamp
Facebook
Instagram
Official website
Spotify

Nessun commento

Powered by Blogger.