Intervista: OMNIA MALIS EST


Con "OME", progetto firmato Omnia Malis Est, prende forma un’opera radicale: un’unica traccia strumentale di circa un’ora che sfida le abitudini d’ascolto contemporanee. Un lavoro immersivo, pensato come esperienza totale e fuori dalle logiche dello “skipping”. Ne parliamo col tuttofare del progetto, Uruk-Hai.

01. Con “OME” hai scelto di realizzare un’unica traccia strumentale di circa un’ora: cosa ti ha spinto verso questa forma così radicale e immersiva?
Oggigiorno la musica e qualsiasi forma d’arte vengono fruite in modo superficiale e sempre più banalizzante: siamo schiavi dello skipping di brani, di playlist infinite, di strumenti di fruizione “social”, e decretiamo se qualcosa ci piaccia o meno nei primi cinque secondi di ascolto. OME nasce per dare uno schiaffo morale a tutto ciò. La musica deve tornare ad essere fruita nel suo complesso, approfondendola, ascoltandola attivamente, senza possibilità di skip; se si dessero pareri su OME nei primi quindici minuti di ascolto, si sarebbe totalmente fuorviati. OME è nato per questo, come controtendenza a una fruizione della musica stupida, superficiale ed esasperata.

02. Che significato racchiude il titolo “OME”? È un acronimo, un simbolo o un concetto legato a una visione precisa?
All’inizio non volevo dare alcun tipo di titolo all’album, volevo anche cambiare moniker (Omnia Malis Est), ma poi la cosa sarebbe stata difficile perché non lo avrei potuto pubblicare, in quanto i servizi di streaming musicale richiedono per forza un titolo. OME (che è l’acronimo di Omnia Malis Est) mi è sembrata la scelta migliore per dare un titolo senza effettivamente darlo. Inoltre, volevo che fosse la musica a parlare e nient’altro.

03. In assenza di testi e suddivisioni in brani, come costruisci una narrazione interna che mantenga viva l’attenzione per tutta la durata dell’opera?
Essenzialmente, quando mi muovo in fase compositiva, lo faccio di getto, senza un’idea precisa in mente: le mani, la mente ed il cuore viaggiano da soli. Ho solo bisogno di un mezzo (lo strumento ed il computer) per dare espressione e salvare questa espressione. Non ci sono stratagemmi, non ci sono metodi nel fare questo; se l’attenzione rimane viva ed il prodotto piace nonostante la sua particolarità e complessità di ascolto, ve lo dico io: è unicamente perché, quando produco qualcosa, sono al massimo dell’ispirazione, e l’ispirazione si sente sempre.

04. Hai concepito “OME” come un flusso continuo già dall’inizio oppure la composizione si è sviluppata unendo più sezioni nate separatamente?
OME era nato come album ambient, totalmente ambient. Almeno questa era l’unica idea alla base del lavoro prima di partire. Poi si è sviluppata anche in altro, ma è stato del tutto casuale. Quando si scrive musica, come nel mio caso, solo nei momenti di massima ispirazione ciò che si scrive esce come un flusso continuo; raramente sono tornato (se non in due occasioni) a rimuginare sullo sviluppo di alcune parti. Il 90% dell’album è frutto di un fluente e costante flusso creativo durato circa due settimane.

05. Quanto è stato complesso bilanciare ripetizione e variazione all’interno di una singola traccia così estesa?
Come detto, non mi pongo limiti, non mi pongo paletti, tantomeno metodi di scrittura; in generale, non penso a bilanciare nulla in fase di composizione, lascio spazio alla creatività e all’emozione del momento. Successivamente, in fase di affinamento e revisione della scrittura, cerco di variegare con differenti dinamiche la composizione, per dare all’ascoltatore variazioni che possano rendere più dinamico ed interessante l’ascolto, evitando la noia in agguato.

06. Ci sono momenti specifici all’interno dell’ora di musica che rappresentano per te dei punti chiave o delle “soglie” emotive?
No, nessuno: tutto è emotività dal primo all’ultimo secondo. Sicuramente si sente, in dati punti, il mio modus operandi compositivo nelle sezioni più propriamente metal, ovvero un riffing nostalgico, semplice e melodico, tendente all’epicità.

07. L’assenza totale di voce è stata una scelta estetica, concettuale o una necessità espressiva legata al contenuto dell’opera?
La parte fondamentale della composizione, per me, rimane la parte strumentale. La voce è un mezzo per dire qualcosa quando ce n’è bisogno (vedi i miei precedenti album a sfondo storico come Viteliù e Lucania). In OME non volevo comunicare niente, e la struttura del brano non necessitava di una parte vocale.

08. Che ruolo hanno le dinamiche e le transizioni nel dare forma alla struttura di “OME”?
Anche se, come detto, tutto è frutto di un unico flusso creativo che non cerco di modificare o plasmare attivamente, ma che lascio defluire, per me è importante che l’attenzione rimanga alta, che non ci si annoi, che diventi un’altalena di emozioni. Mi spiace, leggendo le criticità sull’album, che molti non abbiano apprezzato le minime variazioni sempre presenti anche nelle parti più propriamente ambient. Essenzialmente, lo sapevo già: il pubblico metal non è avvezzo a questo genere di fruizione musicale e, nell’ignoranza della questione, viene marchiata come “punto debole” qualcosa la cui essenza sfugge. Per me non ci sono punti deboli nell’album: le partiture estremamente dilatate vanno solamente fruite con un orecchio ed un mood – status mentale ben preciso. Ma non potevo allegarci un manuale d’ascolto. Quindi, cazzi vostri se siete ignoranti in materia. Andate a studiare, imparate ad ascoltare anche qualcosa che non abbia per forza un riff di chitarra o un blast, e tornate ad ascoltare OME con orecchie nuove. Gli ascolti vanno allenati. La fruizione della musica si può fare su molti livelli: non rimanete sul livello quinta elementare.

09. Essendo una one man band, come organizzi il processo creativo quando lavori su una composizione di tale durata?
Imbraccio lo strumento, che sia un synth o una chitarra, poggio le mani sopra e le muovo. Se la durata è particolarmente lunga o i brani hanno uno sviluppo breve, il processo creativo non cambia.

10. Se dovessi descrivere “OME” come un’esperienza sensoriale, che tipo di viaggio rappresenta per te?
OME racchiude in sé molti stati; in genere, il sentimento che mi guida maggiormente è la nostalgia, che si può declinare su diversi piani. Questo si riflette nelle melodie sempre molto semplici, profonde, malinconiche e nostalgiche, con sprazzi di epicità. Un viaggio a ritroso verso le nostre vite passate, tempi ormai distanti. Grazie per lo spazio.

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