Intervista: INFECTION CODE
Con “De Reptilium Arcanis”, gli Infection Code esplorano territori oscuri e suggestivi, intrecciando sonorità estreme, atmosfere inquietanti e testi che attingono alla letteratura horror, alla fantascienza, al thriller e ai misteri dell'umanità. Un lavoro nel quale l'esperienza musicale si accompagna a un immaginario ricco di allegorie, figure simboliche e molteplici possibilità interpretative. In questa intervista a NoiRocker.it, Gabriele Oltracqua racconta la genesi dei testi, il significato del titolo, il lavoro di produzione svolto con Tommy Talamanca ai Nadir Studios e l'evoluzione dell'approccio compositivo della band. Uno sguardo anche sul cambiamento delle modalità di ascolto nell'era dello streaming e su ciò che gli Infection Code desiderano trasmettere a chi si avvicina per la prima volta alla loro musica.
1. “De Reptilium Arcanis” sembra costruire un immaginario nel quale musica e atmosfera sono strettamente legate. Quanto avete lavorato su questo aspetto?
Sembrerà strano, ma non ci abbiamo lavorato in modo simultaneo, nel senso che i testi sono stati scritti non insieme alla musica e non sono legati a essa. Solo in due brani la costruzione del testo ha richiesto un certo tipo di atmosfera sonora. Sono comunque contento che questo traspaia, anche se non è voluto. Mi piace pensare che l'ascoltatore possa unire, sempre a livello di atmosfera, la musica e i testi in un unico viaggio.
2. Qual è il significato che attribuite all'elemento “Reptilium” presente nel titolo “De Reptilium Arcanis”?
Il significato dell'elemento Reptilium può, anzi deve, essere interpretato da chi ascolta e da chi abbia voglia di leggere i testi a proprio piacimento. In latino, il significato letterale è «dei rettili» oppure «di coloro che strisciano». Nel nostro caso, nei testi, questa figura compare numerose volte e assume diverse forme e sostanze, quindi significati. Colui che striscia può essere la serpe che si insinua, che fugge, scappa e colpisce furtiva. Un po' come molte figure umane nella nostra società. Oppure può rappresentare la società stessa, deviata e derivante da comportamenti sociali striscianti, viscidi e vili. Oppure ancora i nostri politici, vili e codardi, serpi striscianti che si insinuano nelle spire del potere e lo conquistano senza mai più lasciarlo. Come puoi vedere, ha svariate figure allegoriche, legate a metafore, ma pur sempre ricche di significati e interpretazioni. Talvolta, nei testi, è semplicemente un mostro protagonista di una storia di fantascienza.
3. I vostri testi nascono più spesso da esperienze concrete, riflessioni personali oppure da immagini e concetti astratti?
Negli ultimi album, da “In.R.I.” del 2019, passando per “Sulphur” e “Culto”, ho voluto cambiare modo di scrivere i testi e approccio. Prima erano riflessioni e pensieri che elaboravo prendendo come riferimento esperienze personali o, comunque, opinioni molto personali sulla società contemporanea. Erano testi più incentrati sulla denuncia, una critica anche a tratti aspra e piuttosto caustica del modo di vivere dell'uomo in questa società. Fino a “Dissenso” abbiamo lanciato messaggi piuttosto espliciti, con contenuti anche piuttosto schierati. Ecco, da quel momento mi è venuto un po' a nausea tutto quel vociare che facevo attraverso i testi, ma che poi, alla fine, non arrivava mai a nessun orecchio. Quindi ho preferito scrivere testi che prendessero spunto da interessi che coltivo da sempre: letteratura horror, fantascienza, thriller, cinema e misteri che ruotano intorno all'umanità. Penso sia più divertente e stimolante per chi li scrive e meno impegnativo per chi abbia voglia di leggerli.
4. Quanto è importante per voi che l'ascoltatore percepisca anche una componente cinematografica o visiva nella vostra musica?
Non abbiamo mai pensato a questo aspetto e penso che non sia un contributo sbagliato per arricchire il messaggio sonoro. Certo, non è facile renderlo efficacemente, perché richiederebbe una produzione molto particolare e un investimento economico imponente.
5. Come avete lavorato sulla produzione per fare in modo che ogni strumento mantenesse la propria identità all'interno di un sound estremo?
La produzione, curata da Tommy Talamanca ai Nadir Studios, è stata un lavoro molto meticoloso. Tommy si è spinto in avanti, lavorando su ogni dettaglio e facendo suonare tutti gli strumenti in maniera organica, vera e molto dinamica. Abbiamo affidato tutto a lui, certi che “De Reptilium Arcanis” sarebbe venuto fuori come un lavoro egregio. Così è stato. Ne andiamo molto fieri e siamo contenti del lavoro di Tommy. Non voglio essere troppo di parte, ma penso che, tra le produzioni Nadir, questa sia una delle migliori.
6. Quale brano di “De Reptilium Arcanis” rappresenta maggiormente il lato più oscuro e sperimentale degli Infection Code?
Tutti hanno una componente oscura e sperimentale. Anche se la parola «sperimentale» mi fa sempre un po' paura, dopo i nostri trascorsi di alcuni anni fa, quando tutto ciò che componevamo e scrivevamo doveva per forza essere sperimentale e strano. Per fortuna, quegli anni sono ormai un ricordo lontano. Se dovessi scegliere, penso che “Mater Vermium”, “World Eating Queen” e “Fermi Paradox” possano rappresentare maggiormente queste caratteristiche: oscurità e sperimentazione, ma non fini a se stesse.
7. Secondo voi, quanto è cambiato il modo di ascoltare musica estrema nell'epoca dello streaming e delle playlist?
Non posso dirti se sia cambiato in peggio o in meglio. Che sia cambiato è evidente ed è sotto gli occhi di tutti, dai musicisti ai discografici. Tutti fanno parte del grande disegno e tutti sono coinvolti, passivamente o attivamente. Sono cambiate le modalità di ascolto perché sono cambiati anche i tempi. È evoluzione o involuzione? Certo è che si tratta di un cambiamento radicale che ha scombussolato tutto il sistema musicale.
8. Cosa vorreste che un nuovo ascoltatore scoprisse di voi dopo aver ascoltato “De Reptilium Arcanis” per la prima volta?
L'attitudine, la professionalità, anche se non siamo professionisti, e la passione. Queste sono le caratteristiche che vorremmo che un ascoltatore ci riconoscesse.
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