Intervista: PATH OF SORROW
A distanza di anni dall’ultimo capitolo discografico, i Path Of Sorrow tornano a far sentire la propria voce con Horror Museum, un lavoro che segna un nuovo inizio dopo cambi di formazione, una lunga fase di assestamento e lo stop forzato imposto dalla pandemia. Un disco che non rappresenta soltanto un ritorno, ma la sintesi di un percorso di maturazione artistica e umana, costruito con pazienza, determinazione e una rinnovata consapevolezza identitaria. La band si muove all’interno di coordinate melodic death metal dalle tinte oscure, con richiami alla grande scuola svedese – dagli In Flames agli Opeth – senza dimenticare l’impatto di nomi più estremi e moderni come Decapitated o Shadow of Intent. Il risultato è un horror death metal personale, capace di alternare aggressività , atmosfera e una componente melodica mai scontata. In questa intervista Roby, Mat, Caesar e Carl ci raccontano la genesi di "Horror Museum", le difficoltà affrontate negli ultimi anni, l’evoluzione del loro sound e i sogni ancora nel cassetto – tra palchi internazionali e festival leggendari come il Wacken Open Air. Un confronto sincero che mette al centro non solo la musica, ma anche il valore dell’amicizia, della perseveranza e del supporto alla scena underground. Buona lettura.
Ciao, sono Roby (Robert), bassista dei Path Of Sorrow, e a nome di tutta la band vi ringrazio per lo spazio che ci avete concesso. Il nostro nuovo album uscirà a fine 2025 e siamo molto soddisfatti dei primi riscontri: le recensioni sono state positive e i due video ufficiali stanno girando molto bene. Dal punto di vista live, le date che abbiamo fatto ci hanno regalato nuovi fan e bellissime esperienze che porteremo con noi nel 2026.
Mat: Il 2025 è stato un anno intenso e ricco di soddisfazioni. Abbiamo iniziato con la registrazione in studio di Horror Museum, poi tra primavera ed estate ci siamo dedicati alle riprese dei videoclip dei singoli “Horror Museum” e “The Butcher”. In autunno abbiamo lavorato alla preparazione del release party, che si è tenuto il 28 novembre. Non siamo mai stati fermi.
2) Perché è passato così tanto tempo tra un progetto e l’altro?
Caesar: Non è stato un periodo di inattività , ma di riorganizzazione e maturazione. Ci sono stati cambiamenti interni, esigenze personali e soprattutto la volontà di non pubblicare qualcosa tanto per farlo. Abbiamo scritto molto, scartato altrettanto e lavorato per dare ai Path Of Sorrow una direzione più chiara e definitiva. Horror Museum è il risultato di un percorso lungo ma necessario.
Mat: Nove anni possono sembrare tanti, ma vanno considerati anche i due anni di stop forzato dovuti al Covid-19. Dopo il tour legato a Fearytales abbiamo affrontato un importante cambio di line-up che ci ha portato alla ricerca di nuovi membri. È stato un lungo periodo di assestamento: con Caesar siamo stati fortunati fin da subito, mentre per altri ingressi il percorso è stato più complesso. Poi è arrivata la pandemia che ha congelato tutto. Guardandoci indietro, sembra quasi irreale che sia passato tutto questo tempo.
3) I cambi di formazione hanno influito sul vostro percorso?
Mat: Sì, abbiamo avuto diversi cambiamenti di line-up, soprattutto dopo circa un anno dall’uscita di Fearytales, quando abbiamo sostituito batterista e chitarristi. Con grande onestà abbiamo capito che le intenzioni artistiche non erano più comuni e abbiamo scelto di separarci. Siamo rimasti in ottimi rapporti e abbiamo anche condiviso il palco con loro alla presentazione di Horror Museum. Caesar e Carl sono entrati poco dopo. L’assestamento con la batteria è stato più lungo, ma trovare Titti è stata la scelta giusta. La nostra forza è l’amicizia: siamo prima di tutto compagni di viaggio, ed è questo che ci ha permesso di superare alti e bassi.
4) Cosa è cambiato musicalmente rispetto a Fearytales?
Carl: C’è stata un’evoluzione e una modernizzazione. Abbiamo inserito influenze diverse, come flamenco e opera in “Divina Voluntas” e ritmi non convenzionali in “My Mask”. Ci siamo ispirati anche a band più moderne come i The Black Dahlia Murder e i Revocation, senza dimenticare il death metal svedese, ma restando coerenti con il nostro passato.
5) Progetti futuri?
Robert: Stiamo lavorando molto per portare il nostro show in giro per l’Italia e anche all’estero. Non vogliamo anticipare troppo, ma vi invitiamo a restare sintonizzati perché presto arriveranno novità importanti.
6) Come definireste il vostro sound?
Caesar: Melodic death metal dalle tinte oscure, con influenze death e a tratti black, atmosfere horror e una componente melodica sempre presente ma mai rassicurante. Cerchiamo un equilibrio tra aggressività , pathos e narrazione.
Carl: Un death metal reso più accessibile nella forma canzone, con riff tecnici ma anche temi orecchiabili, per rendere l’ascolto più lineare.
Robert: Horror death metal. Un mix che richiama la scena svedese anni ’90, dagli In Flames agli Opeth, con un approccio più moderno vicino a Decapitated e Shadow of Intent, senza dimenticare radici come Morbid Angel e Kreator.
7) Sogni e soddisfazioni?
Robert: Il sogno, come per il 99% delle band underground, è suonare al Wacken Open Air. Ci piacerebbe anche aprire un concerto dei Dark Tranquillity a Göteborg. Per ora continuiamo a lavorare sodo e a dare il massimo.
Mat: Tra le soddisfazioni personali, ho avuto l’onore di aprire a band che ascoltavo da ragazzo come i Moonspell e i The Vision Bleak, oltre ad aver condiviso il palco con Cristina Scabbia con i Rezophonic e con gli Onslaught. Sono traguardi che ci ripagano di tanti sacrifici. In futuro ci piacerebbe aprire per band come Dark Tranquillity, Insomnium o Hypocrisy.
8) Le vostre influenze?
Caesar: All’inizio band come In Flames e At the Gates, ma anche realtà più estreme come Dissection e Hypocrisy. Oggi assorbiamo più atmosfere che strutture precise.
Carl: Veil of Maya, Revocation, Between the Buried and Me e Mastodon sono tra i nomi che ci hanno influenzato maggiormente.
Robert: La sfida più bella è riuscire a mettere in musica tutto ciò che amiamo, dal lato più violento e oscuro a quello melodico e sinfonico, restando comunque riconoscibili come Path Of Sorrow. Con Horror Museum crediamo di esserci riusciti.
9) Un messaggio per chi vi segue?
Caesar: Grazie per il supporto. Continuate a sostenere le band, comprare dischi e andare ai concerti: è l’unico modo per tenere viva la scena.
Mat: Supportate l’underground. La musica ha bisogno sia di chi la crea sia di chi la vive sotto il palco. Senza pubblico non si va da nessuna parte. Ascoltate, partecipate e divertitevi. Follow the Path 🤘
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