Intervista: arottenbit
E' un piacere intervistare arottenbit, un progetto fuori da ogni schema, che ha una forte attitudine anarchica a livello musicale e che cerca di dire qualcosa di nuovo, con album di difficile catalogazione. Cerchiamo di scoprire meglio tutto questo attraverso le sue parole!
1. Ciao, parlaci di come sono andati gli ultimi anni per arottenbit e del tuo ultimo album! Come è stato accolto finora e come ti è venuto in mente di mettere in azione un collettivo di band che coverizzano i tuoi pezzi?
Ciao! Gli ultimi due anni di arottenbit sono stati probabilmente quelli in cui mi sono spinto di più a livello creativo. Ho deciso di concentrare molte energie su questo progetto e di dare finalmente forma a tante idee che avevo in testa da tempo. Questo ultimo album è la prima vera fatica nata da questo approccio, e di sicuro non sarà l’ultima. Ho ancora molto da tirare fuori, spero anche in tempi abbastanza brevi. L’idea del disco nasce dopo che amici come Leslienelsen e Stormo mi avevano invitato a remixare alcuni loro brani. I dischi di remix sono spesso dei piccoli vanity project, molto divertenti da portare avanti, e negli anni ne ho partecipato a diversi. Di solito però si tratta di progetti elettronici che reinterpretano brani non elettronici. In questo caso ho voluto fare il contrario, invitando delle band a rileggere i miei brani elettronici. Le mie composizioni hanno sempre avuto una forte influenza metal e hardcore punk, spesso me le sono immaginate suonate da strumenti “veri”. Con questo album sono finalmente riuscito a trasformare questa idea in qualcosa di concreto.
2. Spiegaci come hai raggiunto gli artisti presenti nell'album "You Don’t Know What A Rework Is".
Principalmente tramite l’amicizia. Faccio il fonico e organizzo concerti diy da molti anni, e nel tempo ho avuto modo di lavorare e condividere palchi e backstage con tutti gli artisti coinvolti. Ho scelto band che sento vicine, sia umanamente che musicalmente, e con cui ho collaborato di recente. È nato tutto in modo molto naturale e rilassato. Alla fine mi sono ritrovato con così tante adesioni che il formato del doppio cd è diventato quasi obbligatorio. È stato bello rendersi conto di quanta voglia ci fosse di partecipare.
3. Porti avanti il tuo progetto da solo, oppure ti danno una mano anche altri musicisti ogni tanto?
arottenbit nasce dalla mia esigenza di fare musica da solo, senza dover scendere a compromessi artistici. Col tempo però ho riscoperto anche il valore della collaborazione. Oggi sono circondato da persone che stimo molto dal punto di vista musicale, e lavorare insieme sta diventando un momento importante di scambio e crescita. Nel 2020, durante la zona rossa, ho fatto un piccolo tour in Italia collaborando con una ventina di artisti nel tentativo di comporre un album. Era il mio primo approccio alla musica elettronica non 8-bit e i risultati non mi hanno soddisfatto del tutto, ma quell’esperienza è stata fondamentale per cambiare il mio modo di pensare la composizione e per prendere confidenza con i software che oggi uso quotidianamente. In futuro voglio continuare a collaborare il più possibile, mantenendo però quella libertà creativa che è sempre stata centrale nel progetto.
4. In cosa pensi si differenzi il tuo progetto da molti altri che ci sono in giro?
Al momento, con “You Don’t Know What Chiptune Is” come unica uscita ufficiale, direi che la differenza principale sta nello strumento che ho scelto di studiare e padroneggiare: un Nintendo Game Boy. C’è una forte attitudine hardcore punk nel mio modo di stare sul palco, nel cercare lo scontro e il coinvolgimento del pubblico, ma tutto passa attraverso uno strumento poco convenzionale. Nella scena chiptune mondiale questo approccio non è nuovo, ma penso che le mie radici nella musica estrema abbiano contribuito a creare un suono particolare, che ho visto influenzare anche diversi musicisti più giovani. Son contento. Divertente dai.
5. C'è qualcosa di davvero importante che bolle in pentola per arottenbit per il futuro immediato?
Sì. Ho in mente una release che ribalti completamente le aspettative su arottenbit. Voglio voltare pagina e il nuovo EP in uscita quest’estate sarà una dichiarazione di intenti. Da quel momento in poi non voglio che ci siano più certezze su cosa aspettarsi da me. Nessuno spoiler su generi o strumenti, ma penso di aver messo insieme un mix di quasi tutte le cose che il metallaro medio potrebbe odiare. E ne sono piuttosto orgoglioso.
6. Come definiresti lo stile musicale di arottenbit a chi ancora non ti conosce?
"Post-Chiptune" è un’etichetta che mi piace usare in modo ironico per allontanarmi da quell'estetica 8bit fatta solo di nostalgia e videogiochi, ma forse “8-bit Sludge Techno” rende meglio l’idea. Qualcuno ha detto che sembra come se gli Atari Teenage Riot suonassero i Melvins. In pratica: due piri piri di Game Boy, riff lenti e pesanti, tupa-tupa, casse gabber.
7. Dove vorresti che arrivasse il progetto arottenbit? Insomma qual è il tuo più grande obiettivo? E quali sfizi ti sei tolto finora?
Gli sfizi più grandi me li sono già tolti, come la realizzazione di questo album di rework e il suonare su palchi importantissimi come Brutal Assault, Roadburn e Hellfest. Per il resto, il mio obiettivo è riuscire a pubblicare tutta la merda malata che mi esce dalla testa. Ce n’è parecchia, e trasformarla in qualcosa di concreto è sempre più complicato di quanto sembri.
8. Quali sono le band che più ti hanno influenzato e quelle che ancora ti influenzano?
GG Allin è sicuramente la prima influenza che mi viene in mente. Ho smesso di spogliarmi sul palco dopo che un gruppo di femministe mi ha detto "non ti preoccupare Otto, se ti spogli non è machismo, è body-positivity". Sulle mie nuove produzioni come influenze principali ti direi Primitive Man, Obituary, Greasy Pussy Fuckers e Don Omar. Invece per le mie vecchie che potete ascoltare nel mio primo album senza dubbio Melvins e Atari Teenage Riot che ho già nominato, ma anche le prime lente e pesanti produzioni di Gesaffelstein e la follia senza controllo di Mr. Oizo.
9. Abbiamo finito, lascia un ultimo messaggio ai nostri lettori!
Grazie a chi ascolta fino in fondo. Questa musica esiste perché doveva uscire. Se vi piace, ascoltate. Se vi dà fastidio, ancora meglio.
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