Intervista: DEATH DIES
I Death Dies tornano con Maledicti In Aeternvm, un disco che affonda le radici nel black metal più primordiale e viscerale, senza però rinunciare a quell’aura rituale e oscura che da sempre caratterizza il loro sound. Dopo oltre trent’anni di attività, la band dimostra di avere ancora molto da dire, scegliendo però di guardare indietro alle proprie origini anziché inseguire modernismi o tecnicismi fini a sé stessi. Influenzati da nomi storici come Blasphemy, Beherit, Celtic Frost, Sepultura e Sarcofago, i Death Dies costruiscono un album essenziale ma intenso, dove aggressività e atmosfera convivono in perfetto equilibrio. In questa intervista ci raccontano il processo creativo dietro il disco, il loro rapporto con la scena black metal attuale e il significato di una carriera vissuta sempre con coerenza e devozione assoluta alla musica estrema.
1. Qual è il messaggio principale che volete trasmettere con questo disco?
Ciao e grazie per lo spazio che ci concedete. Non abbiamo un messaggio specifico da trasmettere, se non una nostra personale dichiarazione d’intenti. Dopo 30 anni siamo ancora qui e intenzionati a restare a lungo.
2. Quanto ha influenzato la vostra esperienza trentennale la scrittura dei nuovi brani?
In realtà, in questo disco abbiamo seguito il procedimento inverso. Ci siamo “spogliati” di anni di esperienza e ascolti, andando dritti verso le nostre prime influenze: Blasphemy, Beherit, Celtic Frost, i primissimi Sepultura e Sarcofago. Volevamo ripartire dalle nostre basi musicali e la scrittura di Samael (che ha composto 9/10 del disco) ha centrato in pieno l’obiettivo.
3. La recensione parla di atmosfere rituali. Come lavorate per creare questa sensazione sonora?
In questo senso lavoriamo molto sugli arrangiamenti, non tanto a livello quantitativo quanto qualitativo, con interventi mirati di tastiere e parti vocali pulite. Il tutto serve a dare tridimensionalità al suono e a creare un’atmosfera ancora più oscura.
4. C’è un brano che sentite rappresenti al meglio l’essenza dell’album?
Personalmente, il brano che secondo me rappresenta appieno il disco è il primo singolo, “Asmodevs”. Lavorandoci è diventato una sorta di compendio delle caratteristiche dell’intero album: riff semplici ma d’impatto, ritmi sostenuti e cadenzati, arrangiamenti centellinati ma assolutamente centrati. Per me rimane il miglior biglietto da visita del disco.
5. Quanto è stato difficile mantenere un equilibrio tra aggressività e momenti atmosferici?
Fortunatamente il nostro retaggio storico ha sempre incluso anche sonorità meno d’impatto e più atmosferiche, per cui ci viene assolutamente spontaneo gestire questo equilibrio senza difficoltà. Diciamo che, in questo caso, la natura delle canzoni era estremamente viscerale, quindi l’ago della bilancia pende verso una maggiore presenza di momenti aggressivi.
6. Quanto spazio date all’interpretazione delle leggende o dei temi oscuri rispetto alla pura fantasia?
I Death Dies nascono come progetto parallelo rispetto agli EVOL e la prima differenza fu proprio nel tipo di tematiche. Lì dove gli EVOL sfruttavano appieno la fantasia, i DD erano assolutamente più concreti e terreni. Con l’entrata di Krom alla voce (e quindi ai testi), questa attitudine ha preso una piega più elaborata, sfruttando figure allegoriche prese dalla letteratura e dalle leggende dei nostri luoghi.
7. Quanto il concept e i titoli dei brani influenzano la struttura dei pezzi?
Direi in nessun modo.
8. Come percepite la scena black metal attuale e il vostro ruolo al suo interno?
Vedo molte band storiche ancora attive e ne sono contento. Le band black metal attuali hanno un alto tasso tecnico di partenza, ma solo in pochi casi riescono ad avere nel sangue l’attitudine giusta. Non per mancanza di volontà o incapacità, ma semplicemente perché aver vissuto direttamente un determinato periodo storico, come i primi anni ’90, ha lasciato un segno indelebile. È un discorso legato ai tempi. Non è un giudizio su cosa sia “meglio o peggio”, ma semplicemente una constatazione.
Il nostro ruolo è quello di sempre: componiamo, registriamo e suoniamo live senza alcuna velleità di supremazia, ma solo perché siamo destinati a questo. Come dice il titolo, siamo “Maledicti in Aeternvm”.
9. Quali emozioni sperate che l’ascoltatore provi durante l’ascolto dell’album?
Quando Francesco Palumbo ha avuto modo di ascoltare il master del disco ci ha detto una frase che ci ha molto colpito: “In questo disco sento Verità”. Penso sia il feedback migliore che potessimo ricevere.
10. Se doveste descrivere “Maledicti In Aeternvm” con tre parole, quali sarebbero?
MALEDICTI IN AETERNVM.
Siti ufficiali:
– MY KINGDOM MUSIC: https://linktr.ee/mykingdommusic
– DEATH DIES: https://www.facebook.com/DeathDiesLegione


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