Intervista: BARA


Con Mary Cry, i Bara si muovono tra suggestioni darkwave, richiami alla tradizione italiana e un immaginario sonoro denso e stratificato. Tra synth, atmosfere oscure e una forte componente visiva, la band costruisce un percorso coerente e identitario che affonda le radici nel passato ma guarda anche a una nuova fase della scena. Ne abbiamo parlato con Denny Zeta.

1. "Mary Cry" ha un forte legame con la tradizione dark italiana: quanto vi sentite parte di questa scena?
La vecchia scena italiana è stata molto importante e noi siamo molto orgogliosi di farne parte.

2. Le atmosfere ricordano realtà come Kirlian Camera: è un’influenza diretta o qualcosa che è emerso spontaneamente?
È un’influenza diretta, perché amiamo i Kirlian Camera e alcuni di noi li hanno visti dal vivo anche nel progetto Stalingrad.

3. I synth di Denny Z sono centrali nel disco: come nasce il lavoro sulle texture elettroniche?
Il progetto originale nasce da synth, tastiere e voce, quindi abbiamo ampliato le nostre sonorità mantenendo quella radice, così da non perdere la nostra identità iniziale.

4. Nei vostri brani c’è un equilibrio tra darkwave ed elementi più rock: è qualcosa di studiato o istintivo?
È tutto studiato, è il nostro modus operandi: mantenere l’equilibrio tra queste due dimensioni senza che una escluda l’altra. In questo modo abbiamo creato una nostra identità personale e, oltre a questo, cerchiamo di aggiungere elementi ispirati ad altri generi, come l’horror music e il dark sound italiano.


5. "Frozen Tears" e "Raven’s Day" hanno un forte impatto emotivo: partono da un concept o da sensazioni personali?
Sì, partono da un concept ideato da Triplax Vermifrux che si sviluppa e continua nei vari album.

6. L’album è molto denso e senza pause: avete mai pensato di inserire momenti più “aperti” o atmosferici?
Denny Zeta: In passato abbiamo sperimentato anche sonorità più ambient ed eteree, cosa che probabilmente riproporremo in futuro. In questo disco, invece, abbiamo voluto creare volutamente un clima di tensione che si sviluppa dall’inizio alla fine.

7. Quanto è importante la componente visiva (copertina, immaginario) nel definire l’identità di "Mary Cry"?
Denny Zeta: È importantissima, perché noi abbiamo una visione artistica multimediale: cerchiamo sempre di abbinare la nostra musica a elementi visivi, come proiezioni, immagini e sculture.

8. La produzione è molto curata e tridimensionale: quanto tempo avete dedicato a questo aspetto?
Denny Zeta: A questo aspetto abbiamo dedicato lo stesso tempo della stesura, scrittura e registrazione dell’intero album. Siamo molto pignoli su questi dettagli, ma come in tutte le cose abbiamo dedicato il tempo necessario affinché il lavoro raggiungesse gli obiettivi che ci eravamo prefissati fin dall’inizio.

9. Gli ospiti come Alessio Trapella e Diego Banchero hanno portato elementi nuovi o si sono integrati nel vostro stile?
Gli ospiti si sono integrati perfettamente nel nostro stile.

10. Pensate che il dark italiano oggi stia vivendo una nuova fase?
Sì, sta vivendo una nuova fase di rinascita.


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