Intervista: FRUSTRATION
Con “Vision Of Infinite Tortures” la band imprime una svolta netta al proprio percorso, scegliendo un approccio più diretto, brutale e senza compromessi. Un ritorno alle origini che abbandona in parte le stratificazioni del passato per concentrarsi su un death metal essenziale, oscuro e compatto, costruito sull’impatto immediato e su atmosfere soffocanti. Il risultato è un album che non cerca mediazioni: punta dritto alla tensione, alla claustrofobia e alla forza istintiva del genere, lasciando emergere un suono più crudo ma al tempo stesso coerente e consapevole. In questa intervista la band racconta la genesi del disco, il suo approccio creativo e le possibili direzioni future.
1. Con "Vision Of Infinite Tortures" avete scelto un approccio molto più diretto e brutale: è stata una decisione spontanea o una reazione consapevole al vostro lavoro precedente?
Il sound di “Vision Of Infinite Tortures” era voluto e probabilmente sarà la base anche per il prossimo disco su cui abbiamo già iniziato a lavorare. Finora abbiamo sempre distinto i nostri lavori e con questo siamo tornati alle origini con un evidente distacco dal precedente Dead City.
2. Il disco punta molto sull’impatto immediato: avete mai temuto che questa scelta potesse penalizzare la varietà tra i brani?
No in quanto ascoltando tutto il nuovo album comunque si noteranno le varie sfaccettature che lo compongono. Di sicuro è un album più diretto, ci sono elementi death metal in diverse tracce e riteniamo che “Vision Of Infinite Tortures” nel complesso rimane un album abbastanza vario che bisogna ascoltare fino alla fine per carpire le varie influenze che lo compongono.
3. Alcune tracce come "Creeping Shadows" e "The Dance of Desires" sembrano avere una marcia in più: cosa le rende, secondo voi, più riuscite rispetto alle altre?
Le due citate sono probabilmente insieme a Spiral of Ashes le più “Death Metal” del disco e hanno quindi quel qualcosa di nuovo che alla band mancava. Rappresentano sicuramente la novità principale proposta in questo nuovo album e in qualche modo delineano la direzione che prenderemo per le nuove composizioni.
4. In fase di scrittura, quanto lavorate per differenziare i pezzi e quanto invece lasciate che seguano un flusso più istintivo?
Non abbiamo mai lavorato per differenziare o indirizzare i pezzi. Tutto proviene da un flusso creativo del momento che cerchiamo di non interrompere mai. Sicuramente può capitare di inserire qualche idea più studiata in qualche traccia ma di solito tutti i nostri brani vengono scritti di getto senza troppi fronzoli e ritocchi.
5. Il sound dell’album è molto compatto e “soffocante”: che tipo di produzione avevate in mente fin dall’inizio?
Ci siamo concentrati nell’esprimere un senso di prigionia sia fisica che mentale, sulla paura del rimanere soffocati e intrappolati dal proprio io nei labirinti della mente senza possibilità di fuga. Forse solo la pazzia può concedere un briciolo di sollievo.. anche se apparente.
6. Le chitarre sono costruite su riff solidi ma essenziali: è una scelta di stile legata al death metal più classico o una vostra comfort zone compositiva?
Volevamo un lavoro diretto e immediato per questo abbiamo cercato una composizione senza eccesso di tecnica e senza troppi virtuosismi tecnici. "Vision Of Infinite Tortures" vuole essere un disco di impatto, oscuro e marcio che lascia spazio a pochi spiragli di luce.
7. La sezione ritmica è molto serrata e costante: quanto spazio c’è stato per sperimentare durante le registrazioni?
La ritmica come tutto il resto segue la stessa logica di spontaneità. Sono state inserite sonorità che richiamano un po’ di sano Metal old school insieme a tutte le varie influenze che ognuno di noi si porta dietro, ovviamente plasmando il tutto in un contesto coerente con i nostri intenti. Ci sono state anche parti derivanti da un tempo di batteria o da un riff di basso, non abbiamo una logica ben precisa né passiamo troppo tempo a studiare e rivisitare una traccia, quindi anche le cose che per noi risultano più sperimentali avvengono in maniera istintiva.
8. Il cantato mantiene un growl profondo e uniforme lungo tutto il disco: avete mai pensato di inserire più variazioni vocali o non era in linea con l’identità del lavoro?
Ci sono anche varie parti in screaming durante i pezzi che spezzano il growl principale ma è stato volutamente meno vario per mantenere il sound su un tono più cupo, sicuramente terremo questa osservazione per i futuri lavori.
9. I vostri testi continuano a esplorare tematiche oscure e disturbanti: c’è un filo conduttore specifico che lega questo album ai precedenti?
Si le tematiche sono molto simili e tutte legate tra loro cambia la prospettiva con cui vengono affrontate e il focus che hanno di album in album.
10. Guardando al futuro, pensate di continuare su questa linea estrema e minimale o di reintrodurre elementi più vari e strutturati nella vostra musica?
Siamo molto aperti a quello che il mood di ciascuno di noi ci trasmette e anche le osservazioni esterne sono fonte di riflessione e ispirazione. Non escludiamo per ora variazioni ma è ancora presto per inquadrare i nuovi lavori. Di sicuro come abbiamo sempre fatto, inseriremo nel prossimo album una nuova variante che lo contraddistingue dai precedenti. Con "Vision Of Infinite Tortures" abbiamo una buona base e un sound di cui siamo molto soddisfatti che rappresenta un’ottima base su cui partire.
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